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Cooperazione con la Guardia Costiera: l’Italia torna in Libia

Stato: 14.12.2021 12:21

L’Italia ha ripreso in sordina la sua collaborazione con la Guardia costiera libica. Non si tratta solo di salvare e trattenere gli immigrati in Libia. L’Italia sta monitorando l’intervento turco lì.

Di Jörg Seisselberg, ARD Studio Roma

Anche Federica Saini Fasanotti ha dovuto essere vista due volte quando sono apparse le prime immagini su Twitter. Ma le immagini mostrano in realtà il “San Giorgio”, una delle più grandi navi da sbarco della Marina Militare Italiana – di fronte al porto di Tripoli. Per Roma la prima vittoria definitiva del dialogo libico sotto il nuovo governo di Mario Tragi.

Jர்க்rg Seiselberg
ARD-Studio ROM

“E’ significativo per l’Italia avere una nave da guerra nel porto di Abu Dhabi a Tripoli”, ha affermato Saini Fasanotti, esperto libico presso il Centro italiano di studi politici internazionali (Ispi). “Non dimentichiamo che gli italiani sono stati cacciati dai turchi due anni fa. E si tratta della porta del Mediterraneo africano”, insiste Fassanotti.

Un’unità mobile deve salvare vite

Il quotidiano italiano “La Repubblica” riporta che la nave “San Giorgio” situata di fronte a Tripoli dispone di un’unità mobile che coordina le operazioni di soccorso marittimo (MRCC, Centro Coordinamento Soccorso Marittimo). Diviso in più container, servirà come base per il salvataggio dei profughi a rischio per la contesa Guardia costiera libica in futuro e per combattere il traffico di esseri umani e di armi.

L’unità, che costerà 15 milioni di euro, è finanziata da Bruxelles. “Bisogna vedere come la Guardia Costiera gestisce questo costoso dispositivo”, afferma scettico Saini Fasanotti. Finora, i libici “non sono particolarmente annoiati di affrontare i diritti umani su acqua e terra”.

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L’Italia vuole ridurre il numero dei profughi

Tuttavia, l’Italia punta caparbiamente sulla cooperazione con la nazione nordafricana, nella quale è in vigore da un anno e mezzo un tremante cessate il fuoco. Drake sostiene che solo se l’Europa coopera con la Libia il Paese può essere ulteriormente stabilizzato e gli immigrati di Tripoli possono essere trattati con umanità. E ci si può aspettare aiuti solo se mirano a controllare il numero di immigrati che arrivano sulle spiagge italiane.

Il numero è aumentato notevolmente negli ultimi mesi. In una conferenza libica a Parigi il mese scorso, Draghi ha detto: “È chiaro che le visite regolari in Italia rendono la situazione insopportabile”.

Aumento significativo

Oltre 63.000 immigrati sono arrivati ​​in Italia quest’anno attraverso il Mediterraneo, il doppio dell’anno scorso e quasi sei volte rispetto al 2019, quando il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha compiuto uno sforzo concertato per prevenire i rifugiati.

L’attuale governo di Roma, timoroso dei problemi di politica interna dovuti all’attuale numero di visite, sceglie “il controllo delle migrazioni attraverso la cooperazione”. Per l’Italia, il primo passo sarebbe quello di fornire “San Giorgio” a Tripoli e un nuovo centro di soccorso marittimo.

Si tratta della Turchia

Quanto a Roma, significa: Italia ed Europa si rivolgono alla Guardia costiera libica. Soldati turchi invitati a Tripoli dall’allora governo due anni fa, sono ancora nel Paese nonostante gli accordi presi alla conferenza Berlino-Libia.

Secondo l’esperto libico Fasanotti, la Turchia ha il potenziale per rappresentare una minaccia alla politica migratoria, anche in Nord Africa: “Coloro che controllano il flusso di migranti in questa regione hanno un grande potere contro l’Europa. Hanno una leva”. In questo contesto, Roma spera di prendere piede in vista delle elezioni del 24 dicembre in Libia.

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Critiche dure da “Sea Surveillance”

La ripresa della cooperazione con Tripoli è stata fortemente criticata dalle Ong. È assolutamente diffamatorio che “l’Italia e l’Europa stiano ulteriormente ampliando la loro cooperazione con la cosiddetta Guardia costiera libica”, afferma Mata Weihe di Sea Watch, un’organizzazione di soccorso marittimo tedesca.

L’agenda dei libici è “deportare illegalmente i rifugiati in un paese devastato dalla guerra, minacciare le navi di soccorso civili o sparare sulle barche dei rifugiati”. Cioè, ha sottolineato un portavoce di Sea-Watch, “ciò che l’UE sostiene davvero lì”.

L’Italia torna in Libia

Jörg Seisselberg, ARD Roma, 14 dicembre 2022 9:26